Tabelle Personalizzate DD Program

Le tabelle personalizzate D.D, Program sono visualizzabili tramite User e Pass sul sito www.davidedacco.com

D.D. Base Program : consiste nel ricevere una tabella base per programmare una gara sulle distanze 800/1500 – 3000/5000 10.000/Mezza Maratona – Maratona ( scegliere una sola specialità).

Consulenza settimanale via WEB

D.D. Personal Program : consiste nel programmare con il preparatore atletico una gara sulle distanze 800/1500 – 3000/5000 10.000/Mezza Maratona – Maratona ( scegliere una sola specialità), con una tabella personalizzata che sarà stilata dopo aver svolto un test da campo ( Test Conconi) .

Consulenza settimanale via WEB

D.D. Top Personal Program:  consiste nel programmare con il preparatore atletico una gara sulle distanze 800/1500 – 3000/5000 10.000/Mezza Maratona – Maratona ( scegliere una sola specialità), con una tabella personalizzata che sarà stilata dopo aver svolto un test da campo (Test Conconi)  Verrà effettuato inoltre un Test del lattato 7gg prima della gara prefissa

Nel caso la programmazione preveda una durata superiore ai 4 mesi si effettuerà un’ulteriore test Conconi .

Consulenza settimanale via WEB

E’ possibile effettuare anche solo i test di valutazione Test Conconi o Test del Lattato sempre su prenotazione .

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Potrai avere dei preventivi mensili trimestrali semestrali o annuali

Per poter usufruire dei servizi sopra elencati, contattare Daccò Davide al 3382061409 info@davidedacco.com

eventi NRT 2017

10k Trecate – 26 febbraio percorso nuovo interamente nel centro storico della citta omologato FIDAL per dare ufficialità al tuo risultato finale.

Mezza Maratona – anticipata al 23 aprile , sostegno alle Onlus Abbraccio e Nonnnoboi , allestiremo un Truck Hospitality con esibizioni sportive sfilata di moda ecc.

Alassio 10k – 19 marzo  gara certificata FIDAL sul lungo mare della città più bella della Liguria.

VENTO NRT 2017

Tutte le info su www.mezzamaratonaditrecate.it

 

Hosand

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Allenarsi in modo corretto ti aiuta a migliorare la performance, previene l’infortunio e ti fa risparmiare fatiche inutili.

Alleno atleti preparando programmi personalizzati, associo i ritmi basandomi sui test effettuati ad inizio preparazione e li aggiorno con successivi test . Con il sistema Hosand Recovery Valuation posso valutare al meglio il tuo stato di affaticamento, Bastano 5′ al mattino appena sveglio o in assoluto riposo, applicando il minicardio Hosand privo di fascia elastica ma con due semplicissime ventose monouso e in 5′ ti rileva il tuo stato di affaticamento attuale . Scaricandolo sul pc e inviandolo via mail , in tempo reale riesco a valutare meglio se l’allenamento in programma in quel preciso giorno è corretto farlo o no. E’ utilissimo anche per capire se dopo una gara il recupero è completo o se serve ancora qualche giorno di allenamento moderato o addirittura riposo . IO LO CONSIGLIO !!!

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Reflessologia plantare

Lasciamo la parola agli esperti

di Ivano Lualdi

La reflessologia è un metodo naturale antichissimo che studia i movimenti riflessi del nostro corpo grazie ai piedi e alle mani.

L’origine della reflessologia risale a migliaia di anni fa, attualmente si discute circa la reale provenienza; alcuni ricercatori sostengono che arrivi dalla Cina, altri dall’India, altri ancora dall’Egitto o dagli Indiani Nord Americani.

Nota originariamente come Terapia Zonale, la reflessologia è un metodo  di riequilibrio oleistico basato sul massaggio dei punti riflessi dei piedi.
La reflessologia  insegna che fra gli organi del corpo circola un’energia vitale che permea ogni cellula ed ogni tessuto. Se tale energia rimane bloccata, conseguentemente verrà colpita la parte del corpo interessata dal blocco.

La reflessologia più usata dei giorni nostri è quella plantare che si basa su una  comunicazione e relazione, per ciò che riguarda l’uomo nella sua concezione sia anatomica che fisiologica.
Nel nostro organismo le zone più ricche di terminazione libere e corpuscoli di Pacini ( trasduttori, che trasformano una forma di energia meccanica in un’altra) sono quelle del piede e della mano, pertanto queste zone sono preposte alla veicolazione di dati al nostro sistema  nervoso centrale (centro di comando di tutte le attività corporee sia fisiche che psichiche).

La reflessologia ha tre proprietà: terapeutica, diagnostica e preventiva.
Terapeutica
L’effetto principale è la riduzione dello stress e della tensione, migliora  il flusso sanguigno e facilita lo sbloccarsi degli impulsi  nervosi , aiuta la natura a normalizzarsi ricreando l’omeostasi( stato di equilibrio) del nostro corpo.
La reflessologia non può danneggiare un sistema, essa lo riporta semplicemente in equilibrio; infatti non c’è nulla di magico o mistico nel benessere relegato alla  digito pressione  plantare.
Diagnostica
Essendoci stretta correlazione tra organi e le varie zone del piede il terapeuta, attraverso la digitopressione, e in grado di individuare le aree del corpo in cui si sono verificate gli squilibri.
Preventiva
Secondo alcune scuole di pensiero il piede è da considerare un secondo cuore.
Sappiamo che la circolazione sanguigna è costituita da una circolazione  arteriosa (sangue ricco di ossigeno) che si dirige verso tutti gli organi e distretti del corpo ed una venosa (ricca di anidride carbonica) che recupera ed elimina tutte le scorie.
L’azione di pressione e depressione determinata dalla digitopressione fa compiere un’ulteriore spinta del sangue verso il cuore centrale, provocando un aumento dell’impulso venoso, che avviene contro la forza di gravità per cui possiamo considerare di avere attivato la pompa (secondo cuore) al centro del nostro piede.

Che cosa può offrire la reflessologia nel mondo della triplice disciplina
La tecnica reflessologica è valida per ripristinare l’equilibrio tra mente e corpo. Il suo potere è quello di ricercare ed eliminare in tempi rapidissimi tutti quelle sostanze che il nostro organismo produce con lo stress: l’aumento dell’ormone più temibile per i triathleti,  il cortisolo e l’acido lattico, che si sono sviluppati grazie ai carichi di allenamento.
La reflessologia ha un grande potere di prevenzione e riporta gli ormoni nei limiti di normalità.
Non dimentichiamo che il piede è composto da 26 ossa e 107 tra muscoli, tendini e legamenti  che comunicano tra loro. L’importanza di mantenere questo apparato in buon equilibrio determinerà un miglioramento delle prestazioni finali.
Riportando una dichiarazione di un noto fisico: “Avere piedi sani è come aver assunto del doping naturale” per quella legge fisica che riconosce che  una migliore penetrazione dell’aria del nostro corpo, a parità di sforzo migliora la distanza percorsa. Il risultato è che,oltre ad avere un organismo sano, avrete migliorato il vostro tempo di una gara di triathlon su qualsiasi distanza.

Consigli per un trattamento corretto
Chi esegue il trattamento deve aver completato un ciclo di studio specialistico  che varia dai due ai tre anni e che ne abbia rilasciato la qualifica professionale.
Nel dubbio chiedere di esibire il diploma o l’attestato.
La costanza e la fiducia verso la reflessologia plantare (tecnica movimento del dito pollice a bruco) assicureranno ottimi risultati.
Il numero delle sedute dipendono dalla bravura e dall’esperienza del terapista, che deve essere in grado di muovere le dita come su una tastiera di un computer e avere l’umiltà di ascoltare quello che il piede gli dice.
Ivano Lualdi

Speakeraggio

Lo speaker è una figura importante negli eventi sportivi e culturali, da informazioni tecniche e tiene vivo l’interesse del pubblico per tutta loa durata della manifestazione, professionale con le istituzioni e divertente con atleti e pubblico .

Un’evento non è l’EVENTO ………… se non hai uno speaker professionale. Impianti audio per piccoli e grandi eventi  musiche e inni per premiazioni ufficiali.

contatami al 339 2061409 oppure invia una mail a info@davidedacco.com

www.speakerperlosport.it

L’importanza dei Test

Lo stato di forma attuale , una programma di allenamento corretto, un ritmo gara corretto viaggiano di pari passo in quello che è la preparazione di una gara specifica o un certo periodo sportivo dell’anno. Per riuscire a seguire al meglio questi tre fondamentali della corsa i test sono utilissimi. Ci sono vari test da campo che si possono effettuare senza eccessive attrezzature, ad esempio il Test Conconi uno dei più storici test per la valutazione della soglia ma ancora all’avanguardia. Servono solo un cardiofrequenzimetro e un percorso segnalato ogni 200m, l’uso di una pista di atletica a mio parere è più consigliabile di una strada anche se ben segnalata. Il test si svolge incrementando la velocità ogni 200m di circa 2’’ per chi come me usa come riferimento il tempo e di 0,5km/h per chi usa come riferimento la velocità. Ogni 200mt viene memorizzato con il lap del cardiofrequenzimetro tempo e bpm (battiti per minuto) , inserendo questi valori in un apposito grafico , io mi diletto ancora nello sviluppare i test sulla carta millimetrata e, confrontando km/h e bpm su due assi differenti identificheremo il punto di deflessione che determina il punto di soglia. Questo è il valore che ci permette di individuare i ritmo di allenamento e/o di gara, ecco perché secondo me i test in una programmazione sono importanti  e vanno effettuati in tre periodi differenti. Il prima ad inizio preparazione per capire lo stato di forma attuale ed associare i giusti ritmi di allenamento, il secondo a metà della preparazione o almeno 40gg dopo il primo per vedere se la condizione sta migliorando e quindi modificare i ritmi di allenamento e una settimana prima della gara per capire qual è il ritmo giusto da tenere. Per la valutazione del ritmo gara il test del lattato da dei riferimenti più precisi. Il test conconi a differenza del lattato lo si può svolgere e svilupparlo da soli la cosa, più difficile è valutare la i ritmo da associare perché è importante capire che tipo di soggetto ha effettuato il test. I test danno dei valori ma,  associare i ritmi ad un soggetto più predisposto in gare brevi piuttosto che in gare lunghe o ancora meglio a seconda della gare che si deve preparare non è uno scherzo, ecco perché la figura oggi chiamata Personal Trainer , io preferisco chiamarlo preparatore atletico, è molto importante. Ma di questo ne parleremo un’altra volta ……

 

Davide Daccò

Kenya un’ esperienza indimenticabile

Non ci sono aggettivi che permettano di descrivere la bellezza della corsa e la sua unicità come sport, forse il segreto è proprio la sua semplicità nel praticarla e, nello stesso tempo, la varietà di esperienze che ci permette di vivere.

Si può correre ovunque, in qualsiasi parte del mondo, e se si ha la fortuna di farlo così lontano dal proprio Paese come è capitato a me, è un’opportunità di conoscenza immensa; luoghi, persone, usanze che lasceranno una traccia indelebile dentro di me grazie all’esperienza che ho vissuto in agosto con Run & Travel in Kenia. Otto giorni indimenticabili, otto giorni pieni di sport e di amicizia, otto giorni che mi hanno lasciato nel cuore qualcosa che non scorderò mai, la gran voglia di vivere delle persone che dalla vita hanno avuto veramente poco.

Le persone che ho incontrato nel Kenia settentrionale, da Naniuky, nella regione del Samburu, a Nyahururu nella maestosa Rift Valley hanno la capacità di “trasformare” il nulla in felicità, i bambini sono l’emblema della filosofia di vita africana, vederli mentre giocano felici ai bordi della strada, rotolando vecchi copertoni di bicicletta o rincorrersi in mezzo ai prati o alle sterpaglie, a piedi nudi, mentre badano ad un piccolo gregge di capre, lontani chilomentri dalla propria casa, è un’emozione indescrivibile. Come lo è vedere uomini e ragazzi che, per sopravvivere, si inventano le attività più improbabili, dal negozio improvvisato sotto due pezzi di legno e una lamiera per tetto, ai barbecue per cucinare le pannocchie di granoturco in secchi di metallo e cercare poi di venderle ai passanti. Osservandoli, ho imparato che “nulla” a volte può diventare molto se c’è volontà di trasformarlo …

L’avventura di Run &Travel, società creata e diretta tutt’ora da Patrizio Bogni e dall’insostituibile Rosella, è iniziata quattro anni fa. Il loro mal d’Africa li ha spinti ad organizzare non solo la trasferta kenyana ma, ad allargare i loro orizzonti anche  in Etiopia e nello Zanzibar .

Il loro scopo principale non è solamente organizzare corse e viaggi in Africa ma far vivere ai partecipanti delle loro “spedizioni” delle emozioni uniche, un contatto diretto con i luoghi visitati e le persone che vi abitano. Sappiamo tutti che i bambini in Africa sono costretti a percorrere chilometri per recarsi nelle scuole e che il loro pasto principale e perlopiù composto da una manciata di riso e qualche verdura, ma vi assicuro che costatarlo di persona è molto più sconvolgente di qualsiasi racconto.

Run & Travel mostra tutta la sensibilità per l’Africa anche grazie al supporto ai progetti del CESVI che salvaguarda i diritti umani e dei giovani, lotta contro lo sfruttamento del lavoro e la prostituzione minorile, insegnando ai ragazzi a cucire, tagliare i capelli ecc. e accantonare mensilmente del denaro che servirà ad aprire un’attività in proprio, all’uscita del centro di accoglienza.

 

 

La 4 Kenya Highlands Race inizia l’11 agosto.

Milano Malpensa, ci aspetta un lungo viaggio, dopo tre ore e mezza di volo ilp rimo scalo in Egitto, al Cairo. Il viaggio permette al gruppo di compattarsi, ci si conosce e si comincia ad avere una sinergia che aumenterà col passare dei giorni.

Il gruppo è coordinato da Nicola, commerciale di una casa automobilistica a Verona, podista appassionato che ci guida alla scoperta del Kenya.

Dopo circa 5 ore di viaggio arriviamo a Nairobi, fuori dall’aeroporto ad aspettarci Patrizio e Rosella, con loro c’è anche Marco, persona in apparenza burbera e schiava che, dopo la pensione, si è trasferito in Kenya con la moglie Susan.( o l’ha conosciuta lì e poi sposata?), ex istruttore di sci, sarà la nostra guida “africana”.

Da Nairobi partiamo per Nanyuky, i nostri cinque pulmini non sembrano essere infastiditi dalle innumerevoli buche, dossi,  dalla mancanza totale di indicazioni stradali che caratterizzano il tragitto, inoltre, ai bordi della strada, fiumi di persone a piedi in viaggio verso il posto di lavoro o la scuola. Impressionante il numero delle persone negli altri pulmini che incrociamo e delle biciclette che trasportano ogni cosa, legna, cassette di plastica, bidoni pieni d’acqua, sacchi enormi pieni di patate. il paesaggio è davvero surreale, la caratteristica terra rossa, ogni scorcio è una fotografia.

12 agosto

Arrivati a Nanyuki ci dirigiamo, ostacolati dagli abitanti del posto che vogliono farci entrare nei loro negozi, verso il nostro alloggio, il Lyon’s Court Lodge. Qui la prima emozionante sorpresa: un cartello indica il punto preciso di passaggio dell’Equatore.

Inutile descrivere la mancanza di confort delle nostre “camere”, dal piccolissimo lavandino al tubo che permette di scaldare l’acqua, quando esce. Sinceramente è proprio quello che speravo di trovare, solo così si riesce a capire, anche se in minima parte, cosa significhi vivere in Africa, alloggiando in un Hotel quattro stelle stile europeo, sarebbe stato più difficile.

Per alcuni di noi, il primo impatto con la nuova realtà è stato un po’ sconfortante, ma prima della fine della settimana, erano tutti entusiasti. Perfino il buffet, apparentemente squallido… e sottolineo solo apparentemente …..

Nel pomeriggio ci siamo recati al Montain Rock Hotel, sede di una delle tantissime School locali; dopo un trekking di due ore concludiamo la nostra fatica all’interno del parco giochi della scuola, dove alcuni bambini, tutti vestiti con il grembiulino azzurro, giocavano felici su una giostra, spinti dalle loro insegnati. I loro sorrisi mi hanno riportato, con un velo di malinconia, alle mie figlie, e mi sono commosso.

 

Torniamo al Lodge, dopo la cena Patrizio e Nicola ci illustrano il programma del giorno successivo, la prima delle quattro tappe della gara.

13 Agosto

Prima tappa: 19 km con partenza dal Lodge. Prima del via, il programma prevede le gare giovanili supervisionate dalla federazione di atletica leggera del Kenya e dal Presidente, il Sig.Hamad Kalkaba Malboum.

Circa cinquanta ragazzi, tutti tra i sette e i quattordici anni, si sono presentati per partecipare alle gare, ad ognuno di loro il gruppo Run & Travel ha consegnato scarpe e magliette. Per quasi tutti, arrivati a piedi nudi, con scarpe rotte o stivali di gomma, ricevere quel materiale è sembrato un sogno. Per me vedere i loro occhi illuminarsi è stato magnifico, come lo è stato vedere la grinta con cui hanno corso e lo stile di corsa impeccabile, invidiabile da molti runners esperti e datati.

Dopo le gare giovanili finalmente la partenza della gara ufficiale. Una breve fase di riscaldamento, guidato e coordinato da Kamau, scopritore ed allenatore di Sammy Wanjjru medaglia d’oro in maratona, scomparso nel maggio scorso, e poi la partenza.

Al nostro gruppo viene chiesto di partire davanti, gesto di ringraziamento per la nostra presenza in Kenya, dopo 300 m. di “gloria” i padroni di casa riprendono le posizioni di testa sfrecciando come gazzelle. Per loro si tratta di una competizione importante, per alcuni può rappresentare l’opportunità di cambiare vita ( vista la presenza dei tecnici federali che osservano), per altri il montepremi in denaro, messo a disposizione grazie a Run e Travel ed agli sponsor Ethicsport,  Compro in Oro, Banca Popolare di Lodi, Uisp, Magickenya, abbigliamento sportivo Runners, permetterebbe di vivere in condizioni migliori per alcuni mesi.

La prima tappa si corre nella savana, si costeggia la riserva Sweetwater dal fondo sterrato e sconnesso e si attraversano un paio di centri abitati formati da baracche. Gli abitanti del posto, sui bordi delle strade, festeggiano il nostro passaggio.

Io viaggio comodo,  in moto, con la musica di Madonna, degli Alan Parson Proget e dell’immancabile Marley. Risalendo il gruppo, dalle retrovie fino alla testa della corsa, ho percepito tutta la passione e la gioia che muoveva gli ultimi e la grinta e la bellezza del gesto che avevano i primi.

La tappa si conclude con la vittoria di Landan Kaniu del Team Nyahururu, 19km alla media di 3’ a km,  per le donne Miriam Embongoni del Nanyuki team. Primo degli italiani il piemontese Mauro Giordano,  esperto di gare in giro per il mondo e per le donne la bravissima  Alice Modigniani.

La giornata si è conclusa con una magnifica cena al lussuoso Sarova Shaba Lodge,  vera e propria oasi in mezzo al deserto, l’atmosfera rilassante e piacevole ha compensato la fatica della mattinata.

14 agosto

La giornata successiva è dedicata al Safari nel Samburu National Park, tra tutti gli avvistamenti sicuramente non scorderò la scena di un leone che ha appena ucciso una giraffa e l’avvistamento di giraffe elefanti zebra a 10m da noi, e poi ancora antilopi, scimmie e persino il ghepardo.

Mentre alcuni di noi scelgono di proseguire la giornata facendo visita al villaggio Masai, io preferisco godermi il sole e la piscina del lodge fino al rientro a Nanyuky.

15 agosto

Arriva il giorno della seconda tappa.

Il gruppo ormai è sempre più compatto e affiatato, l’allegria di Gina e del compagno Gino (Massimo), la spensieratezza di Danilo, sordomuto ma in grado di suggerirci perfette strategie di gara, Paolo, aquilano che vive in case mobili dal terremoto che ha devastato la sua città, Marco, che dopo due anni di agonismo nel ciclismo a causa di un brutto incidente si è appassionato di corsa, e Claudia che la sua gara più importante l’ha già vinta sconfiggendo il cancro.

Ognuno di loro aveva una storia personale da raccontare, ognuno di noi ha contribuito ad arricchire la trasferta africana rendendola un’esperienza unica e indimenticabile per il valore umano aggiunto; Luca, Alessandro, Roberto, Simone, Debora, Patrizia, Anna, Isabel, Maura e Genoveffa, e i camminatori: Valentina, Nieves, Giancarlo.

Seconda tappa, invertita col percorso della terza, 2i km partendo da una delle entrate del grande parco Sweetwaters. Il percorso è molto diverso dalla tappa precedente, vallonato senza salite impegnative, strade larghe e molto corribili tranne il corridoio finale, dove si era costretti a correre quasi in fila indiana. L’arrivo era collocato in una piana verde a ridosso di un fiume  Hulmes  Bridge..

La presenza dei bambini è sempre molto consistente, accompagnano i corridori nei loro ultimi 400 m. La gara è vinta dagli atleti locali ma ottime sono anche le prestazioni dei nostri portacolori, in testa di nuovo Mauro e Alice.

Rientro al lodge, per gli instancabili visita al parco Sweetwater, per me riposo.

Durante il briefing per la gara della mattina successiva la mia voglia di correre diventa ingestibile, e grazie all’ausilio di Patrizio e Nicola, decido di fotografare la prima metà della gara e correre la parte restante, affiancando un’atleta e arrivando con lei fino al traguardo. Mentre correvo il pensiero di essere nella patria dei “re della corsa” mi faceva venire i brividi.

Una particolarità che ho notato e che caratterizza la disciplina degli atleti keniani e la loro riconoscenza nei nostri confronti, è l’attenzione che hanno dimostrato nel non andarsene dopo l’arrivo prima che anche l’ultimo di noi fosse giunto al traguardo.

16 agosto

Archiviata la terza tappa, partiamo in direzione di Nyahururu, nel cuore della Rift Valley, qui sono nati alcuni dei più grandi dell’atletica, tra cui David Rudisha, recordman ed olimpionico negli 800 m a Londra 2012.

Dopo circa due ore di viaggio, arriviamo a quello che sarà il nostro ultimo campo base attraversando valli stupende, il rosso della terra che contrasta con il verde dei boschi e la gente sempre numerosissima ai bordi delle strade; al Thompson Falls Lodge il tempo soleggiato ci permette di pranzare all’aperto, di fianco a noi una cascata che rende ancora più suggestiva la location. La struttura del Lodge è in stile inglese, camere doppie dotate di caminetto che veniva acceso alle 18.

Comincia a piovigginare ma alcuni di noi non si fanno intimorire e si dirigono a piedi verso il punto di ritrovo dei rinoceronti. Il giorno successivo si sarebbe corsa l’ultima tappa della gara di 16km e quindi la maggior parte ha preferito riposarsi.

17 agosto

Ultima tappa. La pioggia del giorno precedente ha reso il percorso ancora più impegnativo, un mezzo dello staff è rimasto bloccato a causa del fango e di conseguenza la partenza della gara viene ritardata di trenta minuti.

Finalmente si parte, Kamau guida il riscaldamento. Questa volta il nostro gruppo chiede al presidente della Federazione di partire insieme agli atleti keniani, e non davanti come nelle tappe precedenti, il gesto viene apprezzato molto.

Oggi è il giorno in cui il vincitore e la vincitrice della 4^ Kenya Highlands Race  verranno incoronati, il percorso è sicuramente il più impegnativo ma anche il più affascinante, si attraversano alcune fattorie, importanti fonti di occupazione locale, e valli in cui gli elefanti vivono in libertà.

Le nostre moto, a causa del fango, sono costrette a ripercorrere la gara a ritroso e intorno al 10km incontriamo i primi atleti, Mauro e dietro di lui Luca, che ha corso tutte le tappe in progressione. Alice è sofferente ma sicura della sua prestazione, conclude anche l’ultima tappa sorridendo con le braccia al cielo.

All’arrivo tutti sono soddisfatti e l’accoglienza di Patrizio e Rosella è rassicurante.

Rientrando al Lodge io ed Alice approfittiamo delle moto per goderci ancora per un po’ il paesaggio.

Anche a Nyahururu sono i bambini a concludere le quattro giornate sportive, nonostante la pioggia e il fango corrono ad una velocità impressionante,  alcuni a piedi nudi sui sassi.

Iniziano le premiazioni, il gruppo degli italiani è in mezzo a tutti gli altri atleti, per alcuni, me compreso, la comunicazione in inglese è abbastanza difficoltosa ma nello stesso tempo molto stimolante.

Ringraziamento di rito del Presidente Hamad Kalkaba Malbourn a tutti gli atleti con l’invito di ritornare presto a correre in Kenya.  Elogio a Patrizio, Rosella e tutto lo staff per il lavoro svolto e la sensibilità dimostrata per i progetti di solidarietà che hanno deciso di portare avanti.

Oltra al montepremi per i vincitori, a tutti gli atleti è stato consegnato materiale sportivo.

Dopo i saluti, gli abbracci e gli scambi di indirizzi, la nostra giornata si conclude a notte fonda , festeggiando in un locale adibito a discoteca.

18 agosto

Nell’ultimo giorno della nostra permanenza in Africa ci aspetta il bellissimo safari nel Nakururu National Park, all’ingresso del parco un numero imprecisato di babbuini ci fa compagnia, non sembrano per nulla intimoriti dalla nostra presenza.

L’area del parco si sviluppa intorno al Lago Nakuru, antilopi, gazzelle, zebre, volatili di ogni genere, gli avvistamenti sono davvero molti. L’incontro con i due ippopotami bianchi è stato il più emozionante.

pranzo al Lodge, l’accoglienza del gruppo masai e un buffet ricchissimo ma soprattutto il relax per me, Giorgio e Alice ai bordi della piscina.

Prima di ripartire per Nairobi decidiamo di raccogliere delle offerte per gli autisti che per un’intera settimana sono stati a nostra completa disposizione, non solo in veste di autisti.

Dopo il viaggio sempre avventuroso in pulmino, arrivati a Nairobi organizziamo la cena finale nel rinomato Carnivore Restaurant  dove servono un’ottima carne di coccodrillo.

19 agosto

Alle prime ore dell’alba ci si trasferisce in aeroporto per far rientro in Italia, veniamo accompagnati da tutto staff di Patrizio e Rosella e, con piacere, anche componenti del gruppo che rimangono a Nairobi per poi proseguire la vacanza sulle rive del mare africano.

Questo viaggio ha lasciato in me un qualcosa che sicuramente porterò dentro tutto la vita e mi auguro possa essere lo stesso per molte altre persone. Unire sport ad aspetti culturali e umanitari era e è lo scopo di Run & Travel, devo dire che ci sono riusciti in pieno. Grazie Patrizio e Rosella.

Correre = semplicità …. Se usi la testa.

La corsa è lo sport che a mio modo di vedere è il più semplice da praticare e da i migliori risultati sotto l’aspetto salutare e psicofisico. La puoi praticare in qualsiasi luogo  e orario, puoi decidere se correre da solo o in compagnia, ascoltando la musica del tuo corpo grazie al silenzio delle prime ore del mattino, correre nella pausa pranzo per ottimizzare i tempi oppure la sera per scaricare le tensioni accumulate nell’arco della giornata. Si può correre per tante motivazioni, per diminuire il peso, per stare bene in salute, per socializzare o per mettersi alla prova e diventare un vero e proprio agonista. Voglio precisare che l’agonista non è solo l’atleta che vince medaglie o si piazza ai primo posti alle competizioni, è agonista  chiunque vuol mettersi alla prova, chiunque partecipi ad una gara e schiaccia il cronometro appena partito e una volta tagliato il traguardo, chiunque all’arrivo vuol verificare la sua posizione in classifica. La cosa principale che secondo me un podista deve curare è prima di tutto correre per il piacere di correre perché se non fosse così il percorso è molto breve poi, subentra l’aspetto tecnico. L’idoneità fisica è fondamentale, la visita medica la si vede ancora come un’ accessorio nella corsa, invece deve essere il primo passo da fare prima di inoltrarsi in questo fantastico mondo.  Poi passiamo alla calzatura , molti infortuni sono causati dalla scelta errata della scarpa, importantissimo scegliere una scarpa che abbia caratteristiche adatta al tipo podista. Si dico tipo “di podista” perché nella scelta della scarpa non ci si deve solo soffermare alla comodità e leggerezza la moda il colore,  ma va valutato il tipo di appoggio del piede, il peso corporeo dell’atleta, il ritmo che si mantiene durante l’allenamento o la gara e, per i più accorti, la lunghezza della gara. Altro accessorio importante è il cardiofrequenzimetro perché grazie a lui riusciamo a percepire i segnali del nostro cuore fondamentale nella vita e nella corsa. Dopo questi accorgimenti  uno è libero di sbizzarrirsi su abbigliamento tecnico le calze a compressione graduale la frontale per correre al buio l’ipod ecc. ecc.

 

Se uno decide di correre e lo fa periodicamente vuol dire che fondamentalmente gli piace farlo, allora perché non farlo ottenendo la miglior gratificazione facendo uno sforzo corretto? Proprio perché correre è la cosa più semplice da fare a volte si sottovalutano aspetti importanti come il corretto sforzo di durata e di intensità. È come la maggior parte delle persone che iniziano ad andare in palestra, si inizia con poca moderazione, l’euforia di fare una cosa nuova la voglia di mettersi subito in forma ci porta ad esagerare subito alle prime battute, si va in palestra tre/quattro volte a settimana, si usano carichi eccessivi o troppe ripetizione degli esercizi, con il risultato che il giorno dopo si hanno dolori ovunque, la settimana successiva la presenza in palestra scende a due o tre volte perché il nostro cervello ha percepito un senso di disagio quell’eccessivo dolore o sforzo fa, si che il piacere di sudare e faticare non sia apprezzato nel modo corretto. Poi si passa alla terza settimana frequentando la palestra una o due volte a fatica ed il sogno svanisce. Invece se le cose si fanno con un certo criterio, con gradualità nei carichi dei pesi e delle ripetizioni degli esercizi, con pause giuste percepiamo la fatica come senso di gratificazione per quello che facciamo.

Lo stesso discorso vale nella corsa, gradualità è l’affermazione più corretta da seguire, iniziamo con delle corse blande e di breve durata, due tre volte a settimana, meglio in compagnia se possibile, perché molte volte si rinuncia a correre proprio perché si è soli e quel minuto di indecisione ti fa perdere la voglia di uscire. Se invece si ha l’impegno di uscire a correre con un gruppo o anche una sola persona il nostro atteggiamento cambia e si superà quell’attimo di indecisione che potrebbe poi la sera dopo cena farti rammaricare per la corsetta non fatta.

 

Per ora che altro dire ….. buona corsa a tutti !!